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visita alla sala cecchi

Padre Filippo Cecchi fu direttore dell’Osservatorio dal 1872 fino al 1887, anno in cui morì per una violenta polmonite.

Il 6 Gennaio 1889 fu inaugurato dal suo successore Padre Giovanni Giovannozzi  il “Gabinetto Sismologico Filippo Cecchi”, sala che ancora oggi conserva i principali sismografi ideati e costruiti dal Cecchi.

Fu proprio il Cecchi che avviò lo studio scientifico dei terremoti presso l’Osservatorio Ximeniano, avvalendosi dello stretto contatto col suo confratello Padre Alessandro Serpieri (1823-1885), illustre sismologo che operò a Urbino, il cui ritratto da parete si trova qui associato a quello del Cecchi.

Così quella che anticamente fu l’aula di Astronomia dove tennero i corsi Gaetano Del Ricco (1746-1818), Giovanni Inghirami (1779-1851) e Giovanni Antonelli (1818-1872) divenne un gabinetto operativo per la registrazione dei terremoti mediante gli apparecchi ideati e costruiti dal Cecchi.

Attualmente con la visita di questa sala –rimasta intatta - ripercorriamo le prime tappe della storia della Sismologia.

Fra gli strumenti qui esposti il più antico è il sismografo  a carte affumicate scorrevoli del 1876, formato da due pendoli oscillanti su piani perpendicolari (2 componenti orizzontali) e una molla spirale con un peso (componente verticale), riproducenti su strisce di carta coperta di nero fumo i movimenti tellurici scomposti nelle tre direzioni dello spazio.; una quarta striscia di carta affumicata riportava, secondo le idee allora in voga, moti di tipo rotatorio o vorticoso. Al momento della scossa, un pendolino avvisatore oscillando chiudeva un circuito elettrico che avviava lo scorrimento delle carte.

sismografo a registrazione continua Scala sismoscopica scala sismoscopica - dettaglio
Fig. 2 Sismografo a registrazione continua Fig 3 Scala sismoscopica Cecchi-Cavalieri Fig 4 Scala sismoscopica Cecchi-Cavalieri - dettaglio

Grande invenzione del Cecchi sono i sismografi a registrazione continua, dove la carta scorreva avvolta su un cilindro, sistema che si mantiene fino a tempi moderni a noi vicini (fig.2).

A questa seguono l’ideazione del cosiddetto pennino bilicato, il cui piccolo contrappeso permetteva di mantenersi aderente alla carta durante le oscillazioni del pendoli e dell’avvisatore sismico a sfera un semplicissimo ma efficientissimo sistema associato ai sismografi che consentiva l’avvio di un orologio mantenuto fermo sulle XII, al fine di registrare l’ora di arrivo della scossa.

Infine da segnalare la scala sismoscopica Cecchi-Cavalleri, costituita da 7 pendoli di progressiva lunghezza, da m 0,079 a m 2,127, terminanti con un pennino bilicato che poteva registrare su lastre di vetro affumicato tracce di scosse di progressiva distanza epicentrale (fig. 3 e 4). Presso l’Osservatorio ancora oggi sono conservate le lastre di vetro di alcuni terremoti storici locali, ad esempio quello di Firenze del 1895 e quello del Mugello del 1919.